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Il National Institute on Alcohol Abuse and Alcholism – ente che sostiene e conduce ricerche sull’impatto dell’assunzione di alcol sulla salute, che fa parte dei National Institutes of Health (NIH) statunitensi – evidenzia come già all’età di 15 anni oltre un terzo degli adolescenti ha assunto almeno una bevanda alcolica, numero che raddoppia al compimento dei 18 anni. In questa fascia d’età il binge-drinking – cioè l’assunzione eccessiva di bevande alcoliche (cinque o più unità) in un breve lasso di tempo – diventa un vero e proprio rischio, che può condurre a problemi di apprendimento e di memoria e a patologie croniche come le malattie cardiache. Il consumo di bevande alcoliche è  inoltre responsabile o aumenta il rischio dell’insorgenza di numerose patologie, fra cui cirrosi epatica, pancreatite, tumori, epilessia, disfunzioni sessuali, demenza, ansia e depressione. Oltre a provocare danni indiretti (i danni alcol-correlati) dovuti a comportamenti associati a stati di intossicazione acuta, come nel caso dei comportamenti sessuali a rischio, degli infortuni sul lavoro e degli episodi di violenza.

Uno dei modi più efficaci per affrontare il problema è discutere di questi temi in modo aperto con i propri figli, fin da piccoli e senza farne un tabù. A suggerirlo, in un articolo pubblicato su Nbc news, sono un gruppo di esperti specializzati in salute mentale e abuso di sostanze stupefacenti. Spesso, infatti, i genitori sono convinti che l’unico modo per affrontare questioni “serie” e importanti come quella del consumo di alcol sia intrattenere una discussione formale genitore-figlio, nella quale il primo detta le regole, mentre l’altro si limita a restare un interlocutore passivo. La chiave è invece aprirsi con loro in modo più informale, parlandone a più riprese a partire dall’infanzia e per tutta l’adolescenza. Se si perde il momento giusto per affrontare questi temi, troveranno da soli le loro risposte, e non è detto che siano quelle giuste. Gli esperti suggeriscono inoltre di rispondere sempre alle domande dei bambini, di non rinviare a “quando saranno più grandi”, anche quando le domande sono scomode e loro non si sentono ancora pronti per affrontarli. In conclusione, la chiave è essere sempre chiari e trasparenti: non nascondersi quando ci si concede un drink, ma spiegare perché a loro è concesso e ai propri figli no, e quali sono i rischi per la salute se si inizia fin da bambini.